Angeli artificiali
di Laura
La mano sospesa a mezz'aria. Tremante. Avrebbe dovuto bussare?
Se lo avesse fatto si sarebbe trovata ad aprire un cassetto chiuso da anni.
Se non lo avesse fatto non avrebbe mai conosciuto suo padre.
Alla fine decise di non pensarci troppo. Bussò.
Nessuno si aspettava di ricevere una visita. Nessuno si aspettava più
niente:abituati ormai alla monotonia di una vita fatta di domande senza
risposte.
Infatti Jet venne ad aprire con aria molto seccata - Quand'è che vi decidete a
portarvi le chiavi!?Non posso ogni volta alzarmi per venire a rispondere!-
E invece trovò solo una ragazza. Diciannove anni,capelli color del miele e
gli occhi di un inconfondibile colore azzurro.
Jet la squadrò da capo a piedi e altrettanto fece lei.
-Sei tornata...-
Scosse il capo,portandosi una mano alla bocca.
-Françoise...-
-No,non sono Françoise-
-Ma tu...tu sei come lei!-
-Sono sua figlia:Giselle!-
Fu indetta una riunione straordinaria. Jet la fece accomodare nel salotto e
si fiondò ad andare dal dottor Gilmor:
-è abbastanza tranquillo prof?-
-Si,credo di si...-alzò il sopracciglio
-Non vorrei agitarla,ma...abbiamo una sorpresa-
Gilmor scattò in piedi:sentiva che sarebbe successo qualcosa
-Vada in salotto...-
-Quanto ci avete messo ad arrivare!-sbraitò nervoso 002
-Ci hai detto che era urgente e ci siamo fiondatI !-replicò Bretagna -non
abbiamo tutti il dono della super velocità!-
- Dov'è Joe a proposito!?-
-Io non l'ho visto...-
-Io nemmeno-
-Ma si può sapere che ti prende?-chiese Albert innervosito
-Abbiamo visite...-
-Ah si?E chi è?-
Jet fece cenno di avvicinarsi e scostò di poco la porta del salone,giusto il
tempo di intravedere una figura femminile.
Chang si portò una mano alla bocca per non urlare.
Geronimo si voltò verso tutti soffocando un -è lei?La nostra Françoise è
tornata?-
La loro amica se ne era andata molti anni prima,abbandonandoli con un
misero-Addio-
Nessuno seppe mai i motivi di quel gesto,ma tutti supposero semplicemente
che era stufa di quella vita. E che preferisse ricominciare altrove.
Una buona parte della colpa andò a Joe. Ma nemmeno lui aveva una spiegazione
logica,l'unica cosa che poteva vantare era sicuramente una grande
sfortuna:solo qualche giorno prima era riuscito a confidarle i suoi
sentimenti!.
-Allora Jet,ci dici chi è?-
-Ma è ovvio Puma:lei è Françoise!-
-No. Non lo è. Si chiama Giselle,e non è niente di meno che sua figlia-
-FIGLIA!?-stavolta lo esclamarono all'unisono,disturbando l'interessata e il
dottore.
Andò lei a spalancare completamente la porta,ma di sicuro non aveva mai
visto spalancare tante bocche.
Le vennero le lacrime agli occhi.
-Scusate io,non so cosa mi prenda,ma...-e scoppiò a singhiozzare. Più che
comprensibile.
-Scusate,ma...lo so io per voi sono una perfetta estranea,ma voi...io credo
di conoscervi da una vita ormai. Non c'è stato un attimo della mia esistenza
in cui non abbia sentito parlare di voi...da mia madre. Françoise Arnoud è
mia madre. Mi ha partorito 19 anni fa a Parigi,dove sono vissuta per tutto
questo tempo-
Gilmor scosse il capo.
-Lei lo sapeva?-
-Si Albert,lo sapevo-
-E ha pensato bene di non dircelo?-
-Non ora Jet...-
-Vi prego,non giudicate mia madre in maniera negativa.Non c'è stato giorno
in cui non pensasse a voi;a volte la vedevo piangere piegata sulle vostre
fotografie...-
-Giselle...-la chiamò dolcemente Albert-Chi è tuo padre?-
La ragazza sorrise-Lei per esempio sarebbe proprio il genere di uomo da cui
mia madre sarebbe attratta-
-Si,ne sappiamo qualcosa...-sbuffò Bretagna
-Io so che mio padre è qui,ma che non sappia della mia esistenza-
Un nome rieccheggiò nella stanza -JOE!-
Ma dov'era Joe in quell'istante?
All'aeroporto. Qualcun altro tornava a casa:Ivan.
Ormai ventenne,il giovane del gruppo studiava nella prestigiosa università
di Hardward,ovviamente,più che uno studente era un professore in piena
regola. Ma per insegnare serviva la laurea e lui non voleva scorciatoie.
L'aereo atterrò in orario.
Ivan si presentò visibilmente assonnato,con i capelli arruffati.
-Ma non doveva venire Jet?-
- C'era il rugby...-
-Ah...-
Conversazione sciatta. Forse la più lunga che avessero fatto negli ultimi 9
anni. Quando Françoise se ne era andata,Ivan ci era rimasto malissimo. Non
l'aveva superata del tutto;nel suo cuore si erano insediate delle ombre
alimentate dall'odio e dalla rabbia. Odio nei confronti di Joe,ritenuto
l'unico responsabile,e rabbia per l'ennesimo abbandono. Françoise gli aveva
fatto una promessa "...non ti lascerò mai"
Bugiarda.
-Hai sonno?-
-Si-
Ma Joe aveva cercato di rimediare:Françoise gli aveva insegnato a "fare la
mamma" e chi meglio di lui poteva comprendere i sentimenti di Ivan?
-Allora dormi tanto la strada è lunga...-
-Ok-
-Hai fame?-
-Non posso fare due cose insieme:o mangio o dormo-
-Ma infatti io non ti ho portato nulla;ma Chang ti ha preparato un
pranzetto con i fiocchi!-
-Dunque vi sono mancato?-
-Che cosa fai nella vita Giselle?Sei una ballerina come tua madre?-
-Ho fatto danza per qualche anno,ma,non era la mia vocazione. Il teatro lo
è. Mia madre mia ha dato un'educazione molto vasta;andiamo spesso agli
spettacoli;io stessa faccio parte di una compagnia...compagnia,si vabbè
nulla di speciale:siamo un gruppo di ragazzi che organizzano spettacoli per
bambini...-arrossì
Bretagna si asciugò una lacrima.
-Se poi vi interessa saperlo,ho anche una tessera per la protezione
ambientale!-
Geronimo e Puma si guardarono.
-E adoro mangiare cinese!Studio le lingue,tedesco compreso,e...sogno
l'America!-
Jet si portò una mano sul cuore.
-Ma...l'unica cosa che adesso desidero più di ogni altra è trovare mio
padre!Conoscerlo,parlargli...capire!-
-Giselle,hai idea di chi possa essere tuo padre?-
-Credo di si:ho trovato il diario di mia madre qualche mese fa:lei provava
un certo sentimento per il leader del gruppo:Joe Shimamura...-
Annuirono
-E dimmi Giselle...tua madre dov'è?-
-Dovete sapere un'altra cosa:mia madre si è risposata che avevo pochi
mesi,con un suo vecchio compagno di scuola: Antoin Brissot.Lui mi ha fatto da
padre per tutti questi anni,e io l'ho amato come se fosse stato lui a darmi
la vita. Una volta,quando avevo solo 12 anni,si recò qui in Giappone per
cercare di rintracciare il mio vero genitore...lo trovò,ma non entrò mai in
contatto con lui. Ovviamente io non sapevo queste cose ne sono venuta a
conoscenza solo di recente. Mio padre credeva che,se un giorno avessi voluto
sapere del mio passato,mi sarebbe stato utile sapere dove vivesse. Condusse
le sue ricerche anche all'oscuro di mia madre:non aveva cuore di farle
rivivere i momenti trascorsi qui. Poi,un mese fa,è accaduta una disgrazia:mio
padre è morto in un incidente-
-Ci dispiace,com'è successo?-
-Una volante correva contromano e l'ha centrato:pare che il guidatore fosse
ubriaco...;mi è crollato il mondo addosso. Al momento della lettura del
testamento mi vennero recapitati questi documenti. Era espressa volontà di
mio padre rintracciare il mio vero...padre affinché si occupasse di
me. Intendiamoci,io non ho bisogno di nessun aiuto economico,no no,mio padre
non mi ha fatto mai mancare nulla,ma...insomma...io ho bisogno di sapere la
verità:perchè mia madre se ne andata? Mio padre davvero è all'oscuro di
tutto?...Mia madre è a Parigi,lei non sa che sono qui;crede che sia in tour
con i miei amici...a Londra -
-Proprio dietro l'angolo!-
- L'intraprendenza si trasmette geneticamente...-
-E anche le balle...-
-Giselle,che cosa hai intenzione di fare adesso?-
Sospirò- Innanzitutto devo riuscire a parlare con mio padre,al resto non ci
ho ancora pensato...-
-Sono a casa...-sbadigliò il ragazzo entrando con il borsone in spalla
Silenzio.
- C'è nessuno?-
-Oh Ivan...-farfugliò frettoloso Bretagna - Wellcome back!-
-Thanks..-altro sbadiglio
-Ivan!bentornato!-
-Ciao a tutti!-salutò rincuorato
-Hai fame vero?-
-Si e parecchia...-
-Ah...-
-Ah cosa?-
-Beh,perchè non ti vai a riposare ancora un pò e io intanto mi metto ai
fornelli-
Lanciò un'occhiata all'orologio - Ma è tardi. Non avete ancora pranzato?-
-Sai ti abbiamo aspettato-
-Che gentili-si intromise Joe
-Giusto te!-schioccò le dita 002-C'è una lettera per te,anzi un messaggio-
-Per me?-
-L'ho posata sulla scrivania in camera tua-
Si fiondò di sopra:a differenza di Ivan,troppo stanco per concentrarsi,lui
aveva subito notato l'aria di nervosismo che si respirava in quella casa. Una
busta da lettere giaceva sul tavolo. Joe la fissò:niente francobollo. E poche
righe:
"Ti aspetto domani alle 13:00 all'Hotel Fiore di Loto. Vieni:è importante,per
me..."
-...firmato G.H.A- "G.H A?E chi è?"
Diciamo la verità,gli era passata l'idea che potesse trattarsi di "lei",ma
la sigla del suo nome non era G.H.A,e non era la sua scrittura quella. Ma se
ci fosse stata comunque una relazione tra G.H.A e Françoise?.
Non aveva nulla da temere,non dai Fantasmi Neri. Quelli li avevano sconfitti
molti anni prima,definitivamente.
-Senta professore,io non la giudico,ma perchè non ci ha detto la verità?-
-Albert,è stata Françoise a chiedermi di non farlo:lei la sua bambina voleva
crescerla lontana da sangue e morte. Voleva darle una vita normale,lontana da
brutti ricordi-
-E noi siamo brutti ricordi?-
-Prima di voi intendeva...-
-Non è giusto-
-E chi può dire cosa sia giusto o cosa non lo sia...;tu credi che Françoise
si sia comportata in modo irresponsabile?-
-Allontanando la bambina da suo padre?-
Non rispose.
-O forse è stato Joe a dirle che non voleva responsabilità?-accusò senza
alcuna convinzione
-Non è da Joe...-
-Come crede che finirà questa storia?-
-Oh Albert,io sono solo uno scienziato,mica un indovino!-
Anche Ivan venne tenuto all'oscuro di tutto. Da loro. Il destino non se li fa
questi problemi:e la cosa peggiore è che non sempre ti mette sulla sua
strada in modo gentile. Ma di sicuro in modo imprevedibile.
Con la scusa della totale mancanza di sonno,si offrì volontario per andare a
prendere il latte,camomilla,thè è caffè (tutti ingredienti svaniti dopo la
visita mattutina di Giselle).Arrivare in città con il teletrasporto non era
un problema.
Si diresse nel market e vi entrò. Non era più abituato al ritmo di vita
orientale,ma fare la spesa rientrava negli obbligji nel camerato.E se non ci
pensava lui Bill,il compagno si stanza, non si sarebbe mai sognato di
scendere a fare rifornimento.
Finchè non gli capitò di imbattersi in una situazione piuttosto buffa:una
ragazza cercava di mettersi in punta di piedi per afferrare una scatola di
biscotti nel ripiano più alto.
-Serve aiuto?-senza guardarla si sporse verso la scatola e gliela porse.Solo
allora si tinse di un pallore fantasmatico
-Grazie mille -sorrise
-Françoise...-bisbigliò retrocedendo di due passi
-Ahaha,anche tu conosci mia madre?-
-La conoscevo...-detto questo di voltò per andarsene,ma la ragazza lo
trattenne-Aspetta!-
-Che c'è?-
-Chi sei?-
-Che importanza ha?-
-Se conosci mia madre per me ne ha eccome!-
-Madre?-
Annuì
-Françoise è tua madre?- ripetè con gli occhi lucidi,segnati da grande
sofferenza
Giselle sbirciò nei suoi occhi-Tu sei per caso Ivan?-
-Scusami,mi sento un idiota...-
-E perchè?Tu non hai fatto nulla...-
-Vanto un pessimo carattere-
-Nessuno con un brutto carattere si sarebbe offerto di prendermi i
biscotti-gliene offrì uno e accettò
Si erano messi a chiacchierare seduti su una panchina fuori dal negozio.
Giselle cercò di riassumere gli eventi della giornata
-Doppiamente idiota:dovevo capire che c'era qualcosa che non andava!-
-Non dirai nulla a Joe,vero?-
-No,tranquilla...-
-Ivan quanti anni hai?-
-20-
-Ah si,i conti tornano-
-E tu?-
-19-
"Quindi Françoise è rimasta incinta poco prima che se ne andasse"
-Dice che sei un genio-
-Chi?-
-Mamma:dice che hai un'intelligenza superiore alla media-
-Ho imparato a parlare quando avevo il ciuccio...e comunque non certo perchè
sono intelligente,ma perchè sono un cyborg!-strinse i pugni
-Non intendevo questo...lei dice che tu hai qualcosa che ti rende più
speciale degli altri-
-Che cosa?-
-Capisci le persone-
-Torno a ripeterti che non è una dota innata-
-Secondo lei si,solo che tu ti sei convinto del contrario;i tuoi sentimenti
non sono artificiali-
"Ma il mio corpo lo è"
-Scusa,ti ho rattristato;è che ho il vizio di farmi trascinare
dall'entusiasmo...-
-Per cosa?-
-Sono così felice di avervi incontrati!-
-Sai che sei la prima che ce lo dice?Di solito non la prendono bene...-
-Peggio per loro,hanno perso un'occasione. Dove altro potrebbero trovare
degli angeli?-
-Coraggio,che vi costa dirmi la verità una volta tanto!-
-Non scuciremo una parola!Domani andrai all'appuntamento e vedrai...-
-Devo preoccuparmi?-
-Non stiamo organizzando un attentato Joe,tranquillo-
-Come volete!-
-Che dite si è offeso?-
-Impazzire lo aiuterà un pò-
-Ecco la spesa!-
-Ce ne hai messo di tempo-
-Volevo sgranchirmi un pò le gambe,quindi me la sono fatta a piedi al
ritorno!-
"Chi è G.H.A?Cosa vuole da me?E se Françoise si fosse firmata sotto falso
nome?Perchè?Se fosse stata qui perchè non avrebbero dovuto dirmelo!?....."si
girò dall'altra parte del letto "Domani andrò all'appuntamento,costi quel
che costi!"
"Verrà o non verrà?...Speriamo che venga!Ti prego fa che venga!"
Joe si guardò intorno. Vicino la finestra c'era una grassa signora vestita
con fantasia floreale che leggeva il menù,un'altra,più magra,sulla
cinquantina sedeva dalla parte opposta della sala che accarezzava il suo
chiuaua. Il suo intuito diceva che non potevano essere loro. Poi la
vide:seduta al centro della veranda:con due ciocche di capelli tenuti dietro
da un fermaglio,e un bel vestito alla moda,come molte ragazze lo portavano
in quegli anni in occidente.Il suo era color crema con delle fantasie
delicate.Un evidente nervosismo illuminava i suoi occhi.
-Mi scusi?-
Trasalì quando la chiamò
-é lei G.H.A?-
-Giselle H. Arnoud,si sono io...-
Joe si sedette apparentemente rilassato. La barba gli dava un'espressione un
pò randagia,ma molto affascinante. Giselle capì perchè sua madre ne era
rimasta fologorata. Ma la vera essenza di quel corpo era racchiusa negli
occhi. Li fissò intensamente.
-Arnoud...-sussurrò l'uomo-Questo spiega molte cose-
-Non tutte-
Il cameriere portò il menù.
-Françoise è tua madre?-
Fece un cenno di assenso,sapeva che stava per mettersi a piangere.
-Ti prego...-cercò di calmarla-Io non voglio farti piangere...-
-Non vorrei nemmeno io,ma....-singhiozzò- Di solito mi piace ridere!-
-Allora pensa a qualcosa di allegro-
-Credo che senza barba starebbe meglio!-
Joe la prese con umorismo e si mise a ridere.
Tirò su con il naso.
-Allora,perchè hai voluto incontrarmi?-
Chiuse gli occhi:era come aveva detto sua madre:Joe è un uomo terribilmente
sexy,ma a volte un pò duro di comprendonio.
-Perchè tu sei mio padre!-
Per quanto il tempo possa scorrere lento per noi,esso passa
inesorabilmente:prima luce,poi buio.
E nonostante le tenebre avessero ormai avvolto la città,Joe non era ancora
tornato. E nessuno era andato a dormire.
Ivan passeggiava nervoso avanti e indietro.
-Ma tu perchè sei così in ansia?-domandò Bretagna ingurgitando l'ennesimo
sorso di thè
-Perchè sono venuto anch'io a conoscenza di tutto!-ribattè secco
-Bene-
-é tutto quello che riesci a dire?-
-Adesso si-
-Cosa credete che stiano facendo?-
-Bella domanda Geronimo...-
-E Joe,come reagirà secondo voi?-
-Difficile fare un pronostico Chang;io lo conosco bene:adesso starà
attraversando l'inferno...-
-Inferno o no se non so come va a finire mi sento male...-
-Bevi ancora un pò di thè...-
-Gentile da parte tua farmelo notare Albert-
Joe rincasò due ore dopo,e nessuno aveva ceduto alla tentazione di dormire.
-Come va?-
-Quando lo avete saputo?-
-è venuta qui ieri mattina;e prima che chiedi "perchè non me lo avete
detto?" sappi che non lo abbiamo fatto per delicatezza!-
-L'avevo capito-
-Dov'è adesso?-
-In albergo,abbiamo parlato tutto il pomeriggio...-
-E come è andata?-
-Françoise ha fatto davvero un ottimo lavoro,quella ragazza
è...straordinaria,come lei....'notte-
-Joe!-
-?-
-La rivedrai vero?-
-Domani la porterò qui a pranzo...-
Chang scattò rispolverando un volume di cucina francese,poi si ricordò che
apprezzava la mensa del Sol levante e si affaccendò per cucinare i suoi
piatti forti.
Gli altri si dileguarono in silenzio.
Il dottor Gilmor estrasse dal cassetto una chiave e la ficcò in mano a
009. La stanza di fronte la sua non era più stata aperta:lì erano ancora
custoditi tutti i segreti.
-Cos'è?-
-Una chiave-
-Grazie...non ci sarei mai arrivata...-
-Una chiave speciale,perchè apre una stanza speciale...-e la condusse
davanti alla porta
-Posso entrare?-
-Se vuoi...-
-Posso farlo da sola?-
-Io non sarei venuto comunque,ancora non ne ho il coraggio...-
Appena scostata la barriera si sentì inondata da un terribile odore di
chiuso. Spalancò la finestra per fare luce,e per fare aria.Si vedeva
chiaramente che nessuno entrava lì dentro da anni:si era formata una
moquette di polvere,che si era posata su qualunque altra cosa.
Si guardò intorno:il materasso era coperto da un telo;lo tolse per sedersi.
"Chissà se sono stata concepita qui?....Ah mamma,quanti segreti non mi hai
detto..."aprì l'anta dell'armadio. Trovò solo un vestito:una fiammante divisa
rosso fuoco,avvolta in un sacco di plastica,stivali impolverati neri,con la
punta tonda. Spostò lo sguardo in basso e notò una scatola (o almeno qualcosa
che ne aveva la forma ) avvolta in una sciarpa gialla. La tirò fuori
delicatamente senza fare rumore,quasi per timore di essere colta in
flagrante mentre faceva qualcosa di losco.
Supponeva bene:era una scatola. O meglio,era una scatola molto spessa e molto
elegante,quasi un grande carillon. Ma nessun meccanismo si azionò quando
sollevò il coperchio.
C'erano poche cose:un ciondolo,una macchinina rossa e un cerchietto
rosa. Prese quest'ultimo oggetto sistemandolo tra i lunghi capelli.
*-Hai tagliato i capelli mammina?-
-Già,volevo un taglio alla moda...-
-Ma i tuoi capelli erano così belli-
-La verità è che ero abituata a portare un cerchietto,ma poi l'ho
perso...peccato ci ero affezionata-*
Afferrò il ciondolo con avarizia cercando di aprirlo:c'era la foto di una
donna dentro,ormai rovinata dagli anni. Tuttavia conservava una certa
freschezza nello sguardo sorridente, o negli occhi unica parte visibile. Nella
catenina che portava al collo pendeva la lettera "A".
Ipotizzò che fosse la nonna paterna:Ai. Ma nemmeno sua madre l'aveva mai
conosciuta.
Per ultimo si interessò alla macchinina:immaginò una notte di tempesta,e il
piccolo Ivan che cercava la sua protezione infilandosi furtivo tra le
lenzuola profumate di lavanda,stringendo nelle piccole dita il suo giochino
preferito.
Questi pensieri l'affascinavano,ma venne interrotta dal bussare.
-é pronto Giselle!-
-Arrivo!-rimise tutto a posto
Fu un pranzo piacevole,un pò imbarazzante,ma piacevole.Mille domande,mille
risposte. Curiosità e indiscrezioni.
Per salvarla Joe le propose di camminare un pò.
-Noi andavamo al mare tutte le estati-
-Ti piace?-
-A chi non piace il mare?Io lo trovò fantastico,così tranquillo,ma capace di
scatenarsi in un baleno!E il suono delle onde...lo senti?-respirò a pieni
polmoni
Joe la guardava con tenerezza.
-Ho fatto una scoperta nella stanza di mamma-
-Cosa hai trovato di interessante?-
-Una divisa rossa...e una scatola-
Espresse un impercettibile cenno di curiosità
-Non vuoi sapere cosa c'era dentro?-
-Se proprio non puoi farne a meno dimmelo-
-Un cerchietto,una macchinina e un ciondolo!-
-Non pensavo si sarebbe mai separata dal suo cerchietto...-
-Io non ho mai visto che ne portava uno,anche perchè i capelli li ha corti-
-Corti quanto?-
-A caschetto, secondo la moda dice lei...cioè sta bene,è molto bella,ma con i
capelli lunghi credo sarebbe un'altra persona!-
-Poi ti faccio vedere una foto-
- Anch'io te ne faccio vedere una...quella del ciondolo-
-Chi c'è in quel ciondolo?-
-Una donna...-
-Donna?Tua nonna?-
-Forse,ma era tanto giovane e io non l'ho mai conosciuta...-
-Mi dispiace-
- Com'era?-
-Non saprei,Françoise non te ne ha mai parlato?-
-E come poteva se nemmeno lei l'ha mai vista!-rise
-Ma come:Françoise ha conosciuto sua madre!-
-Sua madre?Nonna Charlotte sta bene e gode di ottima salute,io mi riferivo a
nonna Ai!-
Rimase interdetto per qualche secondo-Giselle,io sono orfano,non ho mai
conosciuto mia madre,ne tantomeno ho sue fotografie...-disse calmo
-Oh oh,mi dispiace io non...-
-Tranquilla,non lo potevi sapere;forse la donna è Cathrine-
-Zia Cathrine?Non mi sembra,ammetto che la foto è rovinata,ma saprei
riconoscerla comunque-
Quella stessa notte decise di indagare:dopo aver riaccompagnato Giselle in
albergo,Joe si fiondò in quella camera. Era nervoso,ma tuttavia era solo una
stanza. Lei non era lì dentro,anche se ricordava a memoria la disposizione
degli oggetti che non c'erano più. Ogni tanto si illudeva di sentire il suo
profumo.
Accese la luce e chiuse la porta convinto di ciò che stava facendo.
Ma quando ebbe la scatola tra le mani la sua sicurezza vacillò.
"Ora basta....basta con questi misteri,io voglio la verità:per quanto possa
essere amara,io devo sapere!"
Ma quando uscì ripensò che forse era meglio tenersi i segreti.
-Sei venuto a fare colazione con me?-esultò allegra vedendo Joe venirle
incontro
-Contenta?-
-Certo che lo sono!Ogni attimo che passo con te mi rende felice...-
Abbozzò un sorriso stanco
- Cos'hai?-
-Solo una gran fame...-
Ma non mangiò nulla,a differenza di Giselle che spazzolò 2 crepes al
cioccolato,una ciotola di cereali con latte,un bicchiere di succo di frutta
e una mela.
-Però...-
-E che io ho sempre una fame pazzesca...-spiegò
-Meglio così...-
-Hai in programma di passare la mattina con me?-
-Certo-
-Allora vado a prendere lo zaino e scendo!-
-Io credo che dovrei dire la verità alla mamma,ma ho paura-
Guardava fissò l'orizzonte davanti a sè
-A lei l'hai mai portata qui?-
-Un paio di volte,senza mai riuscire a dirle che le volevo bene-
-Ma poi glielo hai detto-
-Già-
- Perchè vi siete separati?-
-Giselle,te l'ho già spiegato:lei si è allontanata senza dirmi nulla-
-Centra la donna della foto?-
-Forse,ma non nel senso che pensi tu...-
-?-
Prese un lungo respiro-Giselle,ti ricordi quando hai firmato il biglietto
destinato a me?-
-Si-
-Hai usato 3 lettere G.H.A-
-Esatto-
-Ma "H" per cosa sta?-
Jet dormiva sul divano quando la porta si scraventò con tale ferocia da
scardinarsi. Scattò in piedi nel momento in cui nella stanza fece irruzione
un tornado violentissimo che fece volare parecchie cose.
Quel vento artificiale si abbattè su Albert,intento a leggere il giornale
sulla sedia. Il malcapitato si trovò a sbattere le spalla al muro e ricevere
un pugno in faccia,il tutto allegato con le seguenti parole-Figlio di
puttana!- sibilato a denti stretti da un uomo dagli occhi rossi come il
sangue che sperava di spargere.
Non ebbe il tempo di capire cosa stesse accadendo che Albert si trovò steso
per terra con Joe addosso che lo stava riempiendo di botte e pronunciava
insulti non troppo leggeri.
Alla fine estrasse la lama per colpirlo,ma accelerò retrocedendo di colpo
per poi scagliarsi nuovamente sul corpo della vittima e inchiodarlo alla
parete sollevandolo per il colletto della camicia.
Il viso di Albert era ormai livido prima che Geronimo corresse per afferrare
Joe e allontanarlo. Anche gli altri fecero capolino correndo a sostenere 004.
-LASCIAMI GERONIMO!-Joe strillava e si dimenava,ma il gigante non mollava la
presa-LO VOGLIO FARE FUORI A QUEL BASTARDO!-
Per precauzione lo rinchiusero a chiave nel laboratorio,dove cominciò a
prendere furiosamente a calci la porta.
-Joe!Sono Jet-
La risposta fu - Fanculo!-
Il rosso spalancò la porta con tutta l'intenzione di prenderlo a
sberle,finchè non incontrò quegli occhi rossi inzuppati di lacrime
-Joe...-
Dovette aspettare che si sfogasse semi sdraiato sul pavimento prima di
chiedere-Ti è andato di volta il cervello?-
-Lei,lei...LUI!-
-Lei e lui?-
-Quello schifoso traditore...- sibilò a denti stretti
-Albert immagino...beh che ha fatto?-chiese allarmato-
-Ha distrutto la cosa più bella della mia vita,mi ha portato via Françoise!-
-Ma che dici Joe!?-
-Ora lo so!Lo so perchè Françoise se ne è andata!Lei è stata con lui!E
Giselle non è mia figlia!-scoppiò in un pianto disperato
Jet lo guardava sconvolto-Giselle è la figlia di Albert?Ma che stai dicendo
Joe!?Ti rendi conto di quello che dici!?-
-E allora perchè il secondoo nome di Giselle è Hilda!? Perchè Françoise
custodiva il ciondolo con la foto della ragazza di Albert!?-
Non era difficile immaginare che Albert l'avesse perso mentre passavano la
notte insieme
-Che devo fare Jet?-
-Non lo so...-
-Non lo so perchè Joe l'ha fatto!- ripetè nuovamente Albert passandosi il
ghiaccio sulla faccia
-Ma ci deve pur essere un motivo per fargli saltare i nervi a quel modo!-
-Le ripeto dottore che non lo so-
-Non credi sia arrivato il momento di dirci la verità?- Ivan gli sventolò
davanti al naso il vecchio ciondolo-E prega che sia soddisfacente,perchè
altrimenti quello che non ti ha fatto Joe te lo faccio io!-
-TU!Come ti permetti ragazzino!?-
-Ora basta Albert- lo intimò Jet entrando- Ivan ha ragione,a questo punto è
meglio confessare-
-Confessare cosa?-domandò Bretagna a nome di tutti
-La verità:che cosa è successo la notte in cui Françoise se ne è andata?-
-Dottore...-
-Joe,ti devo chiedere perdono!Io mi vergogno di ciò che ho fatto e di ciò
che non ho mai detto-
-Che sta dicendo?-
-Sapevo della gravidanza di Françoise. Un giorno,poche settimane dopo che era
partita mi telefonò in lacrime,disperata per la situazione. Aveva commesso
uno sbaglio. Per solitudine o disperazione,non saprei dirtelo. Ma lei era
convinta di aver rovinato tutto;voleva il tuo perdono,ma ne aveva
paura. Ancora all'oscuro della creatura che portava in grembo,quando la
visitai e le diedi la notizia,lei disse che preferiva dileguarsi del
tutto. Non poteva tornare indietro,ne farti più male di quanto non te ne
avesse già fatto. Ma lei voleva quella figlia:ha scelto. Si è rifatta una
vita.-
-E Albert?-
-Nemmeno a lui disse mai nulla...,ma di questo non conosco i particolari-
-Allora glieli dovrò raccontare di persona:ci lasci soli-
Gilmor guardò Joe.
-L'ho già ridotto abbastanza male...-
-Non mi rassicuri per niente-
-Allora correrò il rischio-
-Joe...-
-...-
-Odiarmi ti aiuta a sentirti meglio?-
-Quello che ho fatto alla tua faccia si-
-Ok...senti io...-
-Perchè?è l'unica cosa che voglio sapere...-
-Perchè lei era esasperata dal tuo comportamento incostante e io mi sono
trovato in balia dell'alcool e dei ricordi!Guardavo il suo viso e ci vedevo
Hilda!Cercavo di nuovo il calore del suo corpo,i suoi baci...il suo
amore. Follie e illusioni. E,se anche sapevo le conseguenze di quel gesto,non
potevo immaginare che Giselle sarebbe venuta al mondo...-
-Eppure i bambini in un modo solo si fanno...-strinse i denti
-Perdonami Joe,se puoi...-
-Non sono io che ti devo perdonare Albert...-
-E chi sennò?Françoise?-
-Giselle!-
-Ma non è meglio per lei che continui a credere di avere un padre perfetto?-
-E vivere di bugie?-la porta si spalancò di colpo
Entrambi si alzarono.
Giselle li guardò un attimo-Tu lo sapevi...-
-Giselle ascolta...-
-NO!NON VOGLIO ASCOLTARTI!Ma cosa credevi?Che io avessi bisogno di essere
protetta,che non sapessi accettare le realtà!?Non mi importava nulla di chi
fosse mio padre,volevo solo conoscerlo:io in fondo un padre ce l'ho avuto e
l'ho amato!Credevo sarebbe stata la stessa cosa,ma mi sbagliavo!-detto
questo corse via.
Ivan la intercettò per il corridoio e le corse dietro,ma riuscì a
raggiungerla solo una volta arrivata alla fine della strada.
-Perchè mi vieni dietro?-
-Perchè dovrei lasciarti scappare via da sola?-ansimò cercando di riprendere
fiato
Lo guardò rassicurata,prima di asciugarsi gli occhi-Sai qual'è la cosa
brutta?Che a Joe mi sono affezionata sul serio...-
-Senti Giselle,magri non è il momento migliore per dirtelo,ma credimi,Albert
è una brava persona,magari non è perfetto,ne dotato come Joe,ma è
fondamentalmente una persona che ha tanto da dare-
Ci pensò su-Mi riaccompagni in albergo?-
-Si,ma senza correre-
-Che faccio?-
-Bussa-
Bussò.
Giselle andò ad aprire. Rimase di pietra quando si trovò stretta tra le
braccia della madre,accompagnata da Cathrine.
-Mamma...-singhiozzò allungando le braccia per cingerle la vita
-Su tesoro non piangere...va tutto bene,sono qui-
Tra un singhiozzo e l'altro cercò di raccontarle tutto.
-Mi dispiace tesoro...-
-Come sapevi che ero qui?-domandò soffiandosi il naso
-Aurore ha detto a Cathrine che cosa avevi intenzione di fare. Era
preoccupata-
Aurore,la figlia di Cathrine,era la migliore amica di Giselle.
-Quando sei arrivata?-
-Con il volo successivo al tuo-
-Oh mamma!Sono così felice che tua sia qui,ti prego torniamo a casa!-
-Sicura?-
-Si,ora come ora si!-
-Giselle,hai visto tuo padre?-
-Dipende,ad averlo visto l'ho visto,ma ne ho conosciuto un altro-
-Joe?-
Annuì- Lui ti ama ancora-annunciò con un velo di speranza,se lei non poteva
essere felice,voleva che almeno sua madre lo fosse.
-Vado a fare i biglietti,domani si parte-
-Ma mamma,non li vuoi rivedere?-
-No-
-Come "no"?-
-Via Cathrine,non voglio-
-Ma ora non hai nulla da nascondere...-
-Solo la vigliaccheria-
-Basta un pò di trucco e sparisce anche quella-
-Ma tu non hai una casa in cui tornare?-
-E un bucato da fare,una cena da preparare,e un cane da portare a fare i
bisogni....si che ce l'ho-
-E non vuoi rientrare?-
-Io voglio che la mia migliore amica sia felice,dopo la morte di tuo marito
eri più a terra di uno straccio-
-E credi che Joe possa farmi tornare il buon umore?-
-E chi l'ha nominato Joe?Hai fatto tutto tu...-la guardò maliziosa
"Ops"
-Anche tu lo ami ancora!Un amore come il vostro non viene scalfito
minimamente dal tempo-
-Ma 19 anni sono lunghi...-
-!9 anni si possono recuperare-
-Non posso-
-Non lo fai solo per Joe,ma anche per tutti gli altri!Albert ha diritto ad
un chiariamento!Hai lasciato solo Ivan che aveva più bisogno di te....e,a
dirla tutta,lo fai anche per Giselle:anche lei ha bisogno che tu sia
felice!-
Ma quella donna era un'indovina?
-Ora io e te prendiamo un taxi e andiamo!-
-Dove?-
-Mi sembra ovvio....-
-Ci lasci qui per favore-
-D'accordo signora-
-Forza Françoise scendi,la strada è lunga...-
-E tu pensi che farmi la salita a piedi mi aiuterà?-
-La fatica espierà i tuoi peccati... e stancherà la tua mente dal concepire
pensieri di fuga-
-E se cambio idea?Mica mi punterai una pistola alla tempia spero...?-
-No,ma ho qui con me il numero di Joe,se cambi idea faccio una telefonata
anonima...-
-Sei un mostro...-piagnucolò mentre la spingeva su per la strada
-Adularmi non ti servirà a nulla!-
Non se la ricordava così lunga la strada;quando arrivò in cima aveva smesso
di lamentarsi già da un bel pezzo. Cathrine a malapena si trascinava i
piedi-Ok,forse era meglio se il taxi ci accompagnava almeno a metà
strada...-
-Non lamentarti,io ti avevo avvisata...Oh mamma!-
-Li vedi?-
-Li vedevo anche da laggiù...comunque ora li vedo da vicino...no Cathrine
lasciamo perdere e torniamo indietro...-
-Se non bevo un bicchiere d'acqua non vado da nessuna parte-
-Che faccio?-
-Bussa-
-Ancora?-
-Urla allora....fischia...attira l'attenzione....o semplicemente batti dei
colpi alla porta!-
-Non urlare ci sentiranno!-
-Scusa-
-Ma perchè sono venuta qui?
-Perchè....perchè lo volevi. Tu vuoi rivederli e rivedere Joe-
-Che penseranno di me?-
-Che non sei invecchiata per niente-
-Cathrine,mai nella vita ho avuto così tanta paura...-
Nell'indecisione passarono due ore ,poi Cathrine,colta da un attacco di
ansia uscì da dietro il cespuglio trascinando Françoise e puntò al
campanello -C'è nessuno in casa?-
Fu Chang ad aprire.
-Salve!-salutò Cathrine,mentre l'amica diventava paonazza per la vergogna
-AHHHHHHHHHH!-Chang urlò puntandole il dito contro. Geronimo e Puma corsero
allarmati
-Ciao!-fece un cenno ai due mentre sorreggeva il cinese. Françoise non
riusciva a dire nulla,ne a fare nulla. Li guardava,incapace di reagire alla
crisi di Chang. Una voce le diede il colpo di grazia-Sei tu?-
"Io mi ricordo la tua voce,l'ho sentita tanto tempo fa"
Quando riaprì gli occhi era distesa su un letto. La finestra era
aperta,l'aria entrava silenziosa.
-Come ti senti?-
-Io...-si fermò,mettendosi lentamente a sedere.
Qualcuno le prese la mani-Guardami-
Scosse il capo.
-Françoise guardami,ti prego-
Volse lo sguardo nella sua direzione.
Si guardarono per un lungo,interminabile istante. Era cambiata:i capelli
erano corti,il viso pallido e smagrito,aveva perso la sua luce
spensierata,ma i suoi occhi erano rimasti quelli di un tempo. Sereni come un
cielo senza nuvole.
L'abbracciò. Inizialmente non ricambiò,ma poi qualcosa in lei si risvegliò e
condivise stretta a lui l'attimo in cui si erano ritrovati.
-Mi sei mancato-
-Grazie per l'acqua signor Geronimo-
-Grazie a te per avercela riportata-
-Non so quanto durerà-
-Se il destino non ha altri colpi di scena direi che sarà per sempre-
-Dici che ricominceranno Puma?-
- Perchè no?-
-Ah l'amore....-
-Chi è la signorina?-domandò Jet entrando
-La signora non è altri che la famosa Cathrine- spiegò Puma divertito
-Cathrine...Cathrine...ho già sentito questo nome...- impallidì- Quella
Cathrine!?
-Che bello sono famosa oltre Oceano!-
-Ma se Cathrine è qui...dite che ci sarà anche....-
-Oh si!E indovina con chi è adesso?-
-Chi è con chi?-intervenne Albert
-Lei e lui!-
-Lei e lui?-
-La coppia felice!-
-Françoise è qui!?-
-Eh già!-
-E dov'è!?-
-Qui-
-Con chi?-
-Con lui!-
Ivan si affacciò alla porta-Lei è qui con lui!?-
E il resto furono lacrime,abbracci e belle parole.
Solo uno rifuggì da tutto questo.
-Ivan...-
-Ti odio-
Lo sapeva.
-Mi avevi fatto una promessa-
-Lo so,e non l'ho mantenuta. Ed è tardi per chiedere scusa-
Non sapeva se interpretarla come una domanda.
-Sei diventato grande,molto grande,e io non ti ho visto crescere;questo è il
mio unico rimpianto-
-Ce l'avevo con Joe....,e invece è stato l'unico in questa storia a non
avere colpe.L'unico che ci ha riprovato a darmi una "madre"-
-Ed è chiaro allora che non avevi bisogno di me per diventare come sei...-
-Tu non lo sai come sono,non c'eri per vederlo-
-Non lo posso vedere con gli occhi,ma nel mio cuore lo so che persona
straordinaria ho davanti a me-
-Perchè sei tornata Françoise?-
-Per recuperare qualcosa che ho perso tanto tempo fa-
Gli consegnò la macchinina.
-Qualcosa per cui vale la pena vivere-
-....e vissero per sempre felici e contenti!-
Così concluse la voce narrante alla fila di bambini che assistavano allo
spettacolo. Tranne uno spettatore,in disparte,in fondo alla sala.Non un
bambino. Un adulto con indosso dei guanti scuri.
-Lei è uno dei genitori?-domandò una signorina,l'insegnante probabilmente
-Si,ma non dei bambini,mia figlia è quella sul palco con il cappello a
punta-
-Ah la strega!Cioè per carità è una ragazza così carina...-si scusò per la
gaffe e lasciò di nuovo solo l'uomo
-Per te!-
-Fiori per me?Troppo buono...-arrossì dandogli un bacio sulla guancia
-Eri la strega più carina che io abbia mai visto-
-Merci...anche se non sono io quella che fa le magie,come sapevi che ero
qui?-
-Me l'ha detto Françoise-
-Siete arrivati tutti oggi?-
-Esatto-
-E Joe?-
-Ovviamente,mica può mancare lo sposo al matrimonio!-
-Sono così felice che quei due coronino finalmente il loro sogno d'amore!Mi
farai da cavaliere domani?-
-Principessa io ti farei da cavaliere a vita se me lo permetterai-
Rise-Sei così dolce Ivan...-
-Mi sono perso qualcosa?-
-ALBERT!?-esclamarono in coro i due diventando paonazzi
-Ciao a entrambi-li guardò sospettosi
-Che fai qui?-
-Potrei farti la stessa domanda non credi?-
Giselle non sapeva bene sotto quanti metri di terra volesse sotterrarsi:era
così imbarazzante farsi beccare in quel modo!
-Da quanto vi frequentate?-
A Ivan venne da ridere:quella volta,dopo averla riaccompagnata le aveva
chiesto se voleva se poteva tornare a trovarla. In effetti era rimasto
colpito da quella ragazza. E anche Giselle aveva cominciato a fantasticare su
una possibile amicizia.
-Da un pò...-
-Pochino...-
-Non da molto-
-No no-
-Che carini che siete-commentò Albert fissandoli indifferente- Comunque,caro
ragazzo,vorrei parlare con Giselle...-
-Ehm,si,certo. Ti aspetto di fuori....ciao Albert-
-A dopo-
-Fiori?-
-Non è un'idea originale,ma...-
-Sono bellissimi-
Era una situazione veramente imbarazzante.
-Oh Giselle,visto c'è tuo padre!L'ho incontrato prima!-si intromise di
passaggio l'insegnate che Albert aveva visto pochi istanti prima
-Buongiorno signorina!-salutò aspettando che si allontanasse- Eh si è venuto
a vedermi allo spettacolo!-
-Si,ma è anche ora che io vada,ho una commissione da sbrigare-
-Daccordo,io vado a cambiarmi. Ci vediamo a cena...papà!-
-Come è andata?-
-Secondo te è tardi per riprovarci?-
-Chiedilo a Joe e a Françoise...domani si sposano,e si sono rivisti dopo 19
anni...-
-Giusto- si mise in punta di piedi per baciarlo- Per l'amore non è mai troppo
tardi,ma non è il nostro caso!-
"Da domani sarò il nuovo bersaglio delle loro frecciatine,ma sinceramente
adesso non me ne importa nulla".
© 29/09/ 2007
